Conferenza al museo diocesano

Pubblicato il da UAAR Catania

Note di Salvo Zappalà



Ho partecipato ad un convegno organizzato al museo diocesano sul rapporto tra scienza e fede e su Galileo. Il relatore è stato molto simpatico e moderato. Ha aderito ad una tesi moderata giustificando Galileo, ammettendo che la Chiesa commise degli errori trasportata anche dalla situazione politica e religiosa del tempo.
Perché Galileo fu condannato dalla Santa Inquisizione? Fu un processo giusto?
Non è possibile qui fare un esame completo dei problemi epistemologici, politici, filosofici e teologici di questo caso. Mi soffermerò su alcuni problemi molto ristretti.
Galileo fu condannato innanzitutto perché sosteneva l’autonomia della “filosofia naturale” (scienza) dalla teologia, ed in particolare l’assoluta esclusione della Sacra Scrittura in tale materia. Questa tesi è di per sé pura eresia, specie in un contesto contro-riformistico come era quello in cui viveva Galileo, in cui si affermava l’infallibilità della Scrittura e della visione cattolica del mondo.
Inoltre, Galileo si fece portatore della teoria copernicana del sistema solare, secondo la quale il sole sta al centro dell’universo mentre i pianeti si muovo attorno ad esso su orbite circolari. I membri dell’Inquisizione gli contestarono tra le tante cose che la sua teoria contraddiceva il passo della Scrittura in cui Giosuè grida: “Fermati, o sole!”. Il testo biblico dice infatti che quel giorno il sole si fermò e gli Israeliti conquistarono Gerico. Gli inquisitori interpretavano letteralmente questo passo, Galileo no, sosteneva che doveva essere interpretato allegoricamente.

Questa è un'immagine contenuta in una edizione della Bibbia degli anni 60 che segue le indicazioni dei passi biblici. Questa era la visione del mondo degli antichi, che è anche la mappa di un'etica fondata sul comando e la repressione, nonchè l'immagine di una società chiusa, totalitaria e repressiva.

A m
io modesto parere avevano ragione gli inquisitori. Nella Bibbia, infatti ci sono oltre cento passi in cui si parla del cosmo. Di questi passi solo due parlano vagamente di una terra sospesa nel vuoto. La Bibbia ha una visione che riprende molto la cosmologia assiro-babilonese: il cosmo è una sorta di scatola divisa in tre piani: cielo, terra e inferi. Per gli inquisitori la visione tolemaica geocentrica si conciliava perfettamente con le loro esigenze sia teologiche che scientifiche.
Inoltre bisogna dire che le scoperte di Galileo davano molto fastidio. I medici di allora che spesso davano le cure seguendo le influenze astrali si trovarono spiazzati quando Galileo cominciò a parlare di crateri sulla luna, di anelli di Saturno, di macchie solari, di ammassi di stelle, tanto che scrissero al papa chiedendogli di prendere posizione contro Galilei perché non sapevano più come fare le diagnosi e come dare le cure.
La condanna era inevitabile. Galileo non si rese mai conto della rivoluzione che andava compiendo, di quanto quella sua visione scientifica fosse corrosiva della visione cosmologica cattolica e della stessa scienza del tempo dove l’alchimia, la cabala e l’astrologia erano tenute in grande considerazione.
Molti cattolici e credenti non vogliono ammettere che dal 1609 la scienza, che fino a quel momento era stata sotto controllo della filosofia e della teologia assunse un’autonomia e una potenza tale da poter mettere in crisi visioni consolidate e dogmi, le sacre Scritture.
Inoltre dimenticano che sempre nello stesso periodo si avvia nelle polverose stanze dei biblisti lo studio storico-esegetico della Bibbia che ha minato anche il dogma dell’infallibilità del senso letterale della Bibbia.
Oggi i credenti o cadono nel ridicolo affermando la letteralità di alcuni passi della Bibbia (es. papa Benedetto XVI ha condannato nel 2008 Ariel Valdez, riaffermando la letteralità dei passi della Genesi e del peccato originale) o finiscono per utilizzare maldestramente l’interpretazione allegorica per evitare di tenere in conto passi il cui significato letterale distruggerebbe le loro tesi. Certi scienziati cattolici hanno imparato molto bene l’arte della dissimulazione dei teologi e soprattutto quell’atteggiamento professionale del teologo che tramite l’interpretazione “allegorica” fa dire alla Bibbia quello che più gli conviene.
Dal 1609 sappiamo che le conoscenze scientifiche sono qualitativamente e quantitativamente superiori alle conoscenze che provengono da testi sacri o dalle tradizioni religiose.
Quando Galileo fu condannato, fu condannata la scienza, una visione del mondo, una nuova visione della società e dell’uomo. Bisogna ringraziare San Roberto Bellarmino Dottore della Chiesa. Con quella condanna è possibile capire esattamente da che parte sta la verità, cioè dalla parte della scienza.
Bisogna anche ringraziare i dotti islamici che nel 1993 dell’era cristiana, hanno condannato le tesi di un dotto islamico che sosteneva la sfericità della terra, ripetendo in ambito islamico la condanna della Chiesa Cattolica.
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