Papi e Galileo

Pubblicato il da UAAR Catania

di Salvatore Zappalà, socio UAAR Catania



Le proteste dei professori della Sapienza contro il Papa. “Molto rumore per nulla!”


Circa un anno fa, è esplosa la protesta da parte di alcuni docenti di fisica dell’Università La Sapienza di Roma che ritenevano sbagliato che papa Benedetto XVI parlasse all’inaugurazione dell’anno accademico.

Questo manipoli di docenti rimproverava al papa alcune sue posizioni in merito al processo di Galileo. Il Papa, in un suo discorso di alcuni anni fa sosteneva che il processo a Galileo sarebbe stato un processo equo e giusto. Questa tesi ha molto irritato i fisici.

Francamente non riesco a comprendere la ragione di tante proteste da parte dei fisici per le posizioni del papa. Benedetto XVI è stato per oltre un ventennio Prefetto alla Congregazione per la dottrina della fede, ex Santo Uffizio, ex Tribunale della Santa Inquisizione, cioè quel tribunale che ha condannato Galileo Galilei. L’erede di tutti gli inquisitori non può certo sconfessare l’operato dei suoi illustri predecessori (da Torquemada a Bellarmino).

Anche Ratzinger ha processato e condannato molti importanti teologi. Giovanni Paolo II passerà alla storia come colui che ha perseguitato e defenestrato quasi tutti i migliori teologi cattolici (Haering, Kung, Boff, Dupuis, Metz, tanto per fare qualche nome importante). La condanna forse più importante e anche simbolica di Giovanni Paolo II è stata quella del Prof. Hans Kung, uno degli esponenti di maggior rilievo del Concilio Vaticano II, nonché rettore dell’Università di Tubinga. Essere rettore in quell’università significa essere il teologo numero 1 al mondo.

I teologi si sono ribellati con il Manifesto di Colonia nel 1989, a cui è seguita la terribile Donum veritatis, una istruzione sulla funzione dei teologi nella Chiesa:

 

 

 

Ratzinger ha continuato a fare più o meno quello che facevano gli inquisitori: controllare il pensiero e tagliare le teste scomode.

Ma torniamo a Galileo. Il processo a Galileo fu un processo giusto? Galileo andava condannato? La risposta è affermativa. In tutta la storia dell’Inquisizione questo fu l’unico processo più sensato e più giusto a perenne memoria dell’inconciliabilità della scienza moderna con la religione cristiana e più in generale con tutte le religioni del mondo. Anche nel mondo islamico nel 1993 (cioè 15 anni fa!) la suprema autorità islamica Ibn Baaz condannò uno scienziato islamico perché sosteneva la sfericità della terra. “secondo il Corano la terra è piatta e chi dice il contrario è solo un ateo”. I libri dello scienziato sono stati bruciati in pubblica piazza. Le religioni solitamente spesso hanno propagandato una visione geocentrica molto semplificata e involuta. In ambito protestante si fanno conferenze con fior di teologi e preti per stabilire se la Bibbia abbia una visione geocentrica o no del cosmo.

A mio parere non ha più senso parlare di scontro tra fede e scienza, la scienza ha dissolto la cosmologia delle religioni. Il vero scontro è tra l’esegesi e la teologia. Qualsiasi testo religioso sottoposto ad un esame critico ed esegetico si briciola in mille pezzi. Il Commento a Giovanni di Don Rinaldo Fabris (membro della Pontifica commissione biblica) ne é un esempio lampante. Fabris riporta i giudizi di vari esegeti credenti di fama mondiale (Schnakenburg, Hengel): il Vangelo di Giovanni sarebbe un caos disordinato di difficile lettura.

Per inciso, Ratzinger ha condannato un importante biblista Joseph Imbach perché metteva in dubbio l’esistenza dei miracoli.

Ma vi è di più. Nel 1973 a San’a nello Yemen dei muratori trovarono delle antiche pergamene dietro un muro. Furono consegnate a studiosi occidentali e si scoprì che erano antiche pergamene con testi del Corano. Cosa molto importante: c’erano testi differenti da quelli conosciuti oggi. Le autorità yemenite hanno tentato di distruggere i microfilm delle pergamene: era venuta meno l’infallibilità del testo coranico! A tutt’oggi esistono almeno 4 versioni del corano, oltre si è ormai certi del fatto che alcune sure sono andate perdute.

Ai credenti resta solo il fondamentalismo: affermare l’infallibilità letterale del testo religioso. È inevitabile. Solo così ad esempio la Chiesa cattolica afferma tuttora l’esistenza fisica di Adamo ed Eva, la creazione della stirpe umana a partire dal solo Adamo (monogenismo), l’esistenza del demonio, la concretezza dei miracoli (caso Imbach) fino ad arrivare anche all’unicità salvifica di Cristo e della Chiesa, la divinità di Cristo (Dominus Iesus).

Se i testi religiosi vengono letti con ragione critica e metodi storico-scientifici si sbriciolano in mille pezzi e soprattutto emerge la loro enorme distanza storica e culturale con il mondo attuale. Adattare un testo religioso all’uomo moderno significa spesso o tradirne il significato o farne una caricatura.

Il papa è solo l’ennesimo fondamentalista cristiano. Deve inevitabilmente sostenere l’infallibilità della Scrittura e la giustezza del processo a Galileo.

Quei fisici dimenticano – o forse non sanno – che contemporaneamente a Galileo nelle polverose stanze dei biblisti del Rinascimento e della Controriforma quasi silenziosamente si faceva a pezzi scientificamente la Bibbia. Semler, un noto biblista del XVIII secolo affermò che in interi libri della Bibbia non c’è la Parola di Dio, e più radicalmente anche Samuel Reimarus. Il termine fondamentalismo che oggi applichiamo al mondo islamico, in realtà nasce in ambito cristiano e protestante. In ambito protestante infatti si sviluppò la teologia fondamentalista in contrapposizione alla teologia liberale che utilizzava il metodo storico-critico alla lettura della Bibbia. Il fondamentalismo tende ad affermare l’infallibilità del testo sacro e rifiuta o comunque guarda con sospetto gli studi esegetici.

Hanno torto i professori di fisica quando hanno gridato allo scandalo per le dichiarazioni di Benedetto XVI sul processo a Galileo. A mio parere costoro guardano il problema tra scienza e fede in un’ottica ormai superata.

Invece di attaccare il papa sul problema del rapporto tra scienza e fede e sul processo a Galileo Galilei, lo si dovrebbe attaccare in merito alla sua attività di Prefetto alla Congregazione per la dottrina della fede. Per oltre un ventennio Ratzinger ha calpestato la libertà di espressione e di ricerca dei teologi. Li ha sottoposti a procedure inquisitoriali. Gli stessi teologi si sono ribellati al regime di ferro che egli ha imposto alla teologia. Molti dei teologi processati dal papa continuano ad insegnare nelle università laiche, non in quelle cattoliche.

 

A me dispiace dirlo, ma non dovevano protestare i fisici, bensì i giuristi dell’Università La Sapienza. Infatti (Agendi Ratio), che è un simulacro di processo, la negazione di qualsiasi forma di diritto. I giuristi dell’Università La Sapienza che non hanno detto nulla in merito a questo dovrebbero proprio buttare le pergamene di laurea che hanno appese nelle loro stanze!

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