La Curia di Caltagirone vieta “Cavalleria Rusticana”

Pubblicato il da UAAR Catania


La Chiesa, si sa, è sempre stata “esigente” riguardo alle opere d’arte. Basti pensare a quanti artisti e scrittori, autori di capolavori immortali, siano stati nei secoli “punzecchiati” dalla Santa Sede per opere non certo “in linea” con i dettami ecclesiastici. Ai vari Galileo e Bruno, si aggiunge oggi il siciliano Giovanni Verga, uno che nella lista mancava e mai avremmo pensato potesse farne parte.

 

“Una trama immorale, non adeguata al contesto religioso". Così la curia di Caltagirone, nel Catanese, che ha fermato la messa in scena di “Cavalleria rusticana”, opera tratta da una novella verghiana, perché parla di un adulterio che finisce nel sangue. Se ci riflettiamo un attimo (ma forse non ne vale la pena), secondo questo pensiero, dovrebbero essere censurate pagine e pagine di noti romanzi, per non parlare di pellicole cinematografiche o di opere liriche. Che dire allora dei tragici greci? Inguardabili carneficine pagane, piene d'incesti e parricidi.


 

La rappresentazione dell’opera verghiana avrebbe dovuto svolgersi nell’ambito dei festeggiamenti in onore di Maria Santissima del Ponte, copatrona della città calatina. La Curia, come se non bastasse, spiega anche la motivazione dell’atto di censura: "Scene e contenuti della Cavalleria rusticana – fanno sapere - sono in netto contrasto con la festività religiosa e la sacralità della famiglia".

 

Laconico il commento del regista Gianfranco Piluso, che ha diretto lo spettacolo vietato: “Oscurantismo culturale".

Fonte ANSA

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