Questione dei crocifissi - tesi erronee sentite in televisione - ( seconda parte )

Pubblicato il da UAAR Catania


Nel dibattito sul crocifisso ho riscontrato alcune tesi errate.




Una delle tante è la tesi che il cristianesimo abbia introdotto l’idea dell’uguaglianza tra gli uomini. Questo è falso. Il vangelo ragiona in termini di pastori e pecore, a cui corrisponde anche la suddivisione tra padrone (kurios) e schiavo (doulos). Il rapporto tra Dio e l’uomo nel cristianesimo è lo stesso rapporto tra padrone e schiavo. Il cristianesimo è contrario all’eguaglianza e per secoli ha ammesso e giustificato la schiavitù (dalla lettera a Tito di San Paolo alla formulazione definitiva datada Agostino e San Giovanni Crisostomo). Addirittura Paolo IV autorizzò in pieno XVI secolo il mercato degli schiavi a Roma. La Rerum novarum, considerata nei libri come enciclica progressista (fine XIX secolo) afferma categoricamente che gli uomini sono diseguali anche in conseguenza del peccato originale. I ricchi devono fare la carità, i poveri obbedire. In pratica gli schiavi devono sottostare ai loro padroni. Durante la Guerra di Secessione (1865) molti giustificarono la schiavitù dei negri nelle piantagioni di cotone del Sud proprio prendendo in mano la Bibbia.

La tesi secondo cui il cristianesimo abbia introdotto una separazione tra stato (Cesare) e religione (Dio) simboleggiata nella frase “Date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio” è un’interpretazione sbagliata di un passo che alle orecchie di un giudeo dell’epoca di Gesù sarebbe suonato come un invito alla ribellione, perché a Dio va dato tutto mentre a Cesare l’usurpatore niente. Uno studio attento del Vangelo mostrerebbe come questa frase di Gesù sia molto vicina a certi proclami zeloti dell’epoca. Gli zeloti erano infatti gruppi armati che combattevano con azioni di guerriglia e di terrorismo l’occupazione romana della Palestina. Gli Zeloti erano molto attivi in Galilea. Gesù Cristo non ne sapeva assolutamente della separazione tra stato e chiesa e come tutti gli ebrei il sistema ideale era una monarchia teocratica di un unto da Dio, il re-pastore. Se si legge Platone, notoriamente nemico della democraiza, si vede ben tratteggiata nel politico e in alcune opere minori su Minosse tale figura totalitaria del re-pastore-sacerdote.

La tesi secondo cui il liberalismo tragga origine dal cristianesimo può valere in Inghilterra, non certo in ambito cattolico perché per tutto il XIX secolo la Chiesa Cattolica ha condannato i cattolici liberali come Rosmini e negato categoricamente la democrazia e i diritti umani in tutte le sue encicliche. L’apertura al liberalismo e ai diritti umani è avvenuta solo con Giovanni XXIII durante il Concilio Vaticano II, guarda caso nel momento in cui c’era lotta al comunismo e come potenza antagonista al comunismo la democrazia liberale americana. Pera può affermare con Ratzinger che cristianesimo e liberalismo sono consustanziali grazie al lavaggio di cervello ideologico operato dal Concilio Vaticano II in avanti sulle menti di molti cristiani. Se venissero papi come Leone XIII, Gregorio XVI, Pio IX sicuramente metterebbero al rogo Giovanni XXIII eBenedetto XVI e Pera perché oggi la Chiesa Cattolica afferma infallibilmente quanto i papi del XIX secolo hanno sempre considerato come pericolosa eresia e manifestazione del complotto massonico e satanico ai danni della Chiesa.
La Chiesa e il cristianesimo hanno avuto notevoli capacità di adattamento ideologico. Nei primi secoli l’impero romano era visto come la Babilonia, simbolo della corruzione nel mondo. Appena Costantino e compagni cominciarono a dare privilegi e denari ai vescovi l’Impero diventò creatura provvidenziale.
Nel XIX secolo il liberalismo e la democrazia erano temuti dalla Chiesa Cattolica compromessa con la Restaurazione, sono stati benignamente accettati quando gli Stati Uniti sono divenuti lo scudo a difesa della Chiesa contro il comunismo.


La tesi secondo cui il cristianesimo abbia ammesso la libertà di coscienza e di religione è completamente falsa. Il cristianesimo ha invocato la libertà di religione quando era minoranza perseguitata nell’impero (es. Lattanzio). All’indomani in cui Costantino e Teodosio cominciarono a favorire il cristianesimo si cominciò a negare la libertà di religione ai pagani e ad imporre editti con cui distruggere i templi. Da Teodosio in poi i cristiani avviarono una sistematica distruzione dei templi pagani. Ad Alessandria monaci cristiani uccisero l’astronoma Ipazia, e i cristiani distrussero la biblioteca di Alessandria. Sant’Agostino che da molti è giudicato un teologo liberale e aperto un sostenitore dell’adagio “Ama e fa ciò che vuoi” in realtà fu il primo a teorizzare con una certa chiarezza il “compelle intrare” sostenendo contro il vescovo donatista Gaudenzio l’idea che si può costringere una persona a credere per forza al cristianesimo. In molte sue lettere si rallegrò apertamente dei soldati imperiali che andavano a stanare gli eretici e distruggevano le chiese donatiste.
L’impostazione del “compelle intrare” è rimasta pressocchè inalterata sino al Concilio Vaticano II. Lo scisma lefebvriano ci fu proprio perché la chiesa cattolica cominciò a parlare di libertà di religione.

L’argomento secondo cui i cristiani non hanno libertà di religione in paesi islamici è falsa. In quasi tutti gli stati islamici ci sono chiese cattoliche aperte dalla Tunisia, all’Iraq, al Kuwait. Forse l’unica eccezione è l’Arabia Saudita. Sicuramente non ci sono i privilegi che la Chiesa Cattolica potrebbe avere in Italia dove lo stato passa da 10 a 15 miliardi euro l’anno alla Chiesa.

“Cristianesimo e democrazia sono compatibili”. È falsa. Ogni religione ha bisogna di un capo assoluto ed infallibile. Quando si canta il Santo durante la messa si canta “ad una voce”, non certo a maggioranza o maggioranza qualificata.


Salvo Zappalà, UAAR Catania

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Gabriele 09/27/2010 18:05


Problemi personali, turbe particolari???


UAAR Catania 10/17/2010 11:19



domande da fare ai neocatecumeni!