Le «Sacre-stie» di Vincenzo Pirrotta La pedofilia nella Chiesa raccontata al teatro

Pubblicato il da UAAR Catania

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Vincenzo Pirrotta, apre la rassegna «Test», del Teatro Stabile di Catania, dedicata al teatro contemporaneo e ospitata da Scenario Pubblico. Con l’andamento di un thriller che svela poco per volta allo spettatore lo scandaloso passato di un cardinale, interpretato da uno straordinario Filippo Luna, ai tempi in cui era rettore di un istituto religioso per minori, Pirrotta ha messo in scena l’orrore della pedofilia troppo a lungo celato tra le mura protette della Chiesa Cattolica. L’incipit dello spettacolo mostra l’ambiguo rapporto tra il prelato e il suo fedele segretario, per poi spostarsi nel passato, con l’arrivo di un giovane prete, ben interpretato da Alessandro Romano, che vuole riscattare le violenze subite.

 

Da un’atmosfera mistica, nella prima parte, costruita su una liturgia surreale celebrata attraverso il torbido rapporto tra cardinale e segretario (Marcello Montalto), scandita da benedizioni e canti latini, nella seconda parte esplode la violenza del ricordo e la durezza linguistica del testo. Ricordando l’infanzia violata, il giovane diacono scende all’inferno e costringe “il principe di Dio” a recuperare tra i cassetti della memoria gli stupri commessi su centinaia di bambini, costringendolo a riportare alla luce quei giorni, tramutando il racconto in punizione. Tra «cuntu popolare» e rappresentazione sacra, la regia di Pirrotta, propone una scrittura cruda, ma carica di lirismo, a tratti sincopata e nervosa, in un testo in cui suona alta la voce di condanna sui preti pedofili. Al termine dello spettacolo, Sua Eminenza finisce accecato e condannato a portare appeso al collo un passo del Vangelo di Matteo: «Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare».

Giorgia Landolfo
25 gennaio 2012

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