Patti: ... brani di una lettera di Mons. Angelo Ficarra, Vescovo di Patti, al Cardinale Ruffini

Pubblicato il da UAAR Catania


 Questi i brani di una lettera di Mons. Angelo Ficarra, Vescovo di Patti, al Cardinale Ruffini di Palermo. Il dotto e pio Vescovo siciliano dovette subire per anni una feroce persecuzione da parte della Curia di Roma che, con insospettato accanimento in uomini di Chiesa, gli chiedeva le volontarie dimissioni per non aver favorito - questa era l'accusa partita dai notabili democristiani di Patti - il successo della D.C. alle elezioni amministrative del 1946. Alla fine il povero Vescovo venne esautorato e rimosso ingiustamente da un potere cinico e senza rispetto per la dignità delle persone.

“Con il giudizio degli angeli e la sentenza dei santi, noi dichiariamo Baruch de Spinoza scomunicato, esecrato, maledetto ed espulso, con l'assenso di tutta la sacra comunità [...]. Sia maledetto di giorno e maledetto di notte; sia maledetto quando si corica e maledetto quando si alza; maledetto nell'uscire e maledetto nell'entrare. Possa il Signore mai piú perdonarlo; possano l'ira e la collera del Signore ardere, d'ora innanzi, quest'uomo, far pesare su di lui tutte le maledizioni scritte nel Libro della Legge, e cancellare il suo nome dal cielo; possa il Signore separarlo, per la sua malvagità, da tutte le tribú d'Israele, opprimerlo con tutte le maledizioni del cielo contenute nel Libro della Legge[...]. Siete tutti ammoniti, che d'ora innanzi nessuno deve parlare con lui a voce, né comunicare con lui per iscritto; che nessuno deve prestargli servizio, né dormire sotto il suo stesso tetto, nessuno avvicinarsi a lui oltre i quattro cubiti [circa due metri], e nessuno leggere alcunché dettato da lui o scritto di suo pugno”.

Questo il testo della terrificante scomunica inflitta a Baruch Spinoza, una delle menti più acute e coraggiose dell'umanità. Ma i crudeli castighi invocati sul suo capo non produssero l'effetto voluto.
La paura non appartiene ai grandi.
E così il filosofo - a dispetto dei suoi ottusi ex correligionari - continuò a vivere in piena serenità e tranquillità di coscienza fino alla morte.

"Dopo il colloquio avuto con V. Eminenza, ringrazio il Signore che mi mantiene in quella pace serena, che viene solo da Lui. Nella mia pochezza io non vedo quale dovere o compito non abbia osservato in tutti gli anni della mia missione pastorale; ma non occorre ripetere che la mia volontà sarà sempre uniformata a quella del Signore (anche se mi si vuole macinare come il grano) e a quella dei miei venerati Superiori. Tuttavia siccome il Signore stesso e la Santa Madre Chiesa non hanno mai negato a nessuno il diritto alla legittima difesa, mi permetto di esporre...L'accenno alle mie condizioni di salute è un mito di menzogna, come tanti altri. La mia vista è ottima (dico ottima) e molto superiore al bisogno; il mio udito è sufficiente e fino ad oggi mi ha consentito di confessare e di conversare regolarmente con Vostra Eminenza e con centinaia di persone ecclesiastiche e laiche, che vengono a conferire. In caso di bisogno, potrei esibire un certificato medico o sottopormi alla visita di un professore scelto da Vostra Eminenza..."
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U
<br /> Grazie per le precisazioni.<br /> <br /> <br />
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F
<br /> Desidero migliorare e completare il commento inviato frettolosamente stamattina.<br /> Nel brano della lettera di mons. Ficarra al cardinale Ruffini il vescovo dichiara che la sua volontà "sarà sempre uniformata a quella del Signore(anche se mi vuole macinare come il grano)" (cfr. F.<br /> Pisciotta, "Le Lettere pastorali di mons. Angelo Ficarra vescovo di Patti", Patti 2009, p. 320, dove la lettera è riportata integralmente in fotocopia e trascrizione.<br /> L'inciso "anche se mi vuole macinare come il grano" è una reminiscenza patristica di S. Ignazio d'Antiochia, familiare a mons. Ficarra per i suoi studi, e vuole dire semplicemente che egli è<br /> disposto a fare la volontà di Dio, anche se Dio vuole macinarlo come il grano.<br /> In "Dalle parti degli infedeli" Sciascia aggiunge un "si" che dà alla frase un senso del tutto diverso e soprattutto polemico: "anche se mi si vuole macinare come il grano" ha come soggetti agenti<br /> non più Dio, ma tutti coloro che, col card. Piazza in testa, vogliono la sua destituzione.<br /> Ora, poichè, come dice lo stesso Sciascia, mons. Ficarra credeva in Dio, con l'inciso "(anche se vuole macinarmi come il grano" ha voluto semplicemente la sua piena disponibilità alla sua volontà.<br /> <br /> <br />
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F
<br /> A correzione del commento precedente: IL etsto di Sciascia è Dalle parti degli infedeli.<br /> <br /> <br />
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F
<br /> Nella lettera di mons. Angelo Ficarra al card. Ruffini riportata dal vs sito c'è un errore nella frase posta tra parentesi:...(anche se mi si vuol macinare come il grano. La vs è probabilemnte una<br /> citazione di Sciascia, Dalle parte degli infedeli.<br /> La frase originale è (anche se mi vuole macinare come il grano, come si può verificare in F. Pisciotta, Le lettere pastorali di mons. Angelo Ficarra vescovo di Patti (1936-1957), Patti 2009, dove a<br /> p. 320 la lettera è riprodotta in fotocopia.<br /> Il "si" riportato da Sciascia attribuisce all'inciso un sapore polemico; l'espressione, invece, frutto della cultura patristica del Vescovo, ha un significato religioso e mistico, nel senso che il<br /> vescovo è disposto anche a soffrire, ma non a tradire la propria coscienza.<br /> <br /> <br />
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